Tra i mille libri di automotivazione e di crescita personale letti (non tutti fino in fondo), ne ho trovato uno sabato che, sin dalle prime righe, mi ha fatto dire: “wow“.
Wow, perchè utilizza concetti semplici e profondamente autentici (quello di cui abbiamo bisogno, basta fuffa). Mi è parsa, infatti, piuttosto evidente l’intenzione, da parte dell’autore, di farsi portatore di un messaggio sincero di guarigione.
Prima di svelarti di chi e di quale libro sto parlando, desidero dirti che questo autore mi era stato consigliato tempo fa da Simone, nuova figura della Feltrinelli di Porta Nuova, uomo dotato di grande empatia e di infinita gentilezza. Come sempre mi accade, non ho colto il suo suggerimento perchè troppo convinta di sapere cosa è meglio per me (e in effetti è quasi sempre così, quasi appunto), ma quel che deve arrivare prima o poi arriva.

Non so dirti molto perchè ho appena iniziato ad assaporarlo (lo stesso autore, infatti, consiglia di leggerlo lentamente, soffermandosi sui vari passaggi). So però dirti che il primo concetto trattato mi ha fatto vibrare e, peraltro, mi ha ricordato la prima pagina del mio diario e il suo incitare te, ma prima ancora me, a vivere, pienamente vivere (e non a sopravvivere).
Vivere (per me) = giocare, sperimentare, osare, amare, farsi amare, aprirsi, avere fiducia.
La tentazione di limitarsi a sopravvivere in certi momenti è molto forte. La tendenza a isolarsi, chiudersi, sottrarsi alle intemperie della vita per non soffrire è in agguato. Ma non siamo venuti qui per questo. E leggerlo nero su bianco mi ha risvegliato da un’ennesima fase di stasi.
L’immobilità è uno dei miei modi per punirmi. Perchè lo faccio? Perchè non mi amo abbastanza. E perchè non ti ami abbastanza, chiederebbe un bambino nella fase delle continue domande. Perchè non so come si fa. Sto imparando. Ci vogliono tempo, pazienza e gentilezza. Se mancano questi ingredienti, scatta il giudizio feroce e poi il suo compare senso di colpa e la sua comare autopunizione.
Recentemente, ho ricevuto molti attacchi gratuiti. Ci sono stata molto male. Ho pianto fino a farmi diventare gli occhi come quelli di un rospo.

Ma poi, riacquistata la lucidità, ho compreso che la gente si svuota le palle su di me (metaforicamente) perchè io lo permetto, perchè io sono la prima a non avere cura di me, del mio valore, e quindi gli altri si sentono autorizzati a fare altrettanto.
Impariamo, quindi. Impariamo insieme ad amare noi stessi. E, magari, scriviamoci “Amati” come mantra in giro per casa.

Con Amor (e oggi va tutto a me),
FF