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Il viaggio

La Vita non smette mai di meravigliarmi. Stamane, al risveglio dopo una notte animata da concitati colpi di tosse, ho radunato le residue energie per consultare i miei amati oracoli ed ecco cosa ne è uscito:

Accanto alla carta n. XIX de “Lo Scrigno degli oracoli” di Fabio Nocentini (autore) e Massimo Alfaioli (illustratore), che parla di un viaggio che apre nuovi orizzonti (io lo intendo sempre in senso lato), ho estratto la runa Raidho che, inutile dirlo, “simboleggia il viaggio, il movimento, il ritmo e l’ordine cosmico. Può rappresentare sia un viaggio fisico che uno spirituale, indicando la progressione, la giusta direzione e la trasformazione interiore attraverso l’esperienza” (fonte: Google).

E, detto ciò, potrei fermarmi qui. Cos’altro potrei, infatti, aggiungere di più saggio e illuminante?

La Vita è sempre magnificamente generosa e ricca di simboli e di messaggi. Spetta a noi coglierli, con cuore aperto e mente libera.

Non è facile, lo so. Le ferite pesano, così come il bagaglio emotivo che ci portiamo sempre dietro, a volte più leggero, a volte così ingombrante. Ma credo sempre di più nel fatto che aprirsi alla vita, nonostante la paura, sia un atto doveroso di amore verso noi stessi.

Sto imparando sempre di più che vivere nell’autenticità e nella gentilezza verso me stessa mi dà gioia.

L’altro giorno ero in coda da Naturasì. Dico a un signore dopo di me che se si libera una certa cassa può passare perchè io devo chiedere una cosa alla commessa dell’altra cassa. Lui mi guarda e mi chiede: “da quanto tempo si sente in colpa?”. Rispondo, senza indugiare: “da quando sono nata, è così evidente?”. Risponde: “sì”. Ci penso su un attimo questa volta e gli dico: “in ogni è caso, non è colpa mia se mi sento in colpa“. Mi guarda sornione e mi dice: “era pour parler“.

In passato, avrei reagito con tutta la mia rabbia furiosa, affermando con tutta me stessa che non aveva il diritto di fare certe affermazioni ad una sconosciuta.

In realtà, non l’ho fatto perchè non ne ho avuto bisogno. Al contrario, ho visto in lui un messaggero, un promemoria con due gambe e una faccia da schiaffi (lol!) che mi invitava a liberarmi dalla colpa e dalla vergogna che da sempre porto come bagaglio pesante, molto pesante, nel mio viaggio interiore.

Ho accolto, quindi, le sue parole e mi sono trattata con la gentilezza che merito.

Liberarsi di certe catene è impegnativo e farlo richiede uno sforzo a tratti sovrumano. Dobbiamo riconoscere allora quanto siamo bravi e dircelo. Dirci quanto siamo fieri di noi.

In questo mese, mi sono ammalata tre volte e ogni volta ho vissuto il mio disagio psicofisico in sordina per non essere vista come vulnerabile dalla mia famiglia che è sempre pronta a passarmi ai raggi infrarossi per scovare i miei punti deboli. Ho fatto i salti mortali per essere presente ai vari impegni, ma poi di fatto presente non lo ero perchè ero a terra e ho suscitato un’attenzione quasi morbosa nei miei confronti.

E allora mi sono detta: ho il diritto di non essere perfetta, di essere vulnerabile, di proteggermi e ritirarmi quando non sto bene. Sacrosanto diritto.

Una piccola picconata al senso di colpa che ci vuole sempre perfetti, prestanti, sul pezzo.

Sono fiera di me. Proprio fiera.

Per oggi, non ho altro da aggiungere se non che mi sento meglio. Un pò il naturale decorso della malattia, un pò la leggerezza che nasce dalla consapevolezza.

Sono pronta a vivere, alle mie condizioni.

Con Amor,
FF

Brano consigliato: “Le vent nous portera” di Noir Désir. “Je n’ai pas peur de la route…”. Dedicato a Martina di Coucou, con la quale condivido l’amore per la Francia e, tra le altre cose, per la musica francese.

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