Stamane, al risveglio, ho trovato una mail. Ho pensato subito che si trattasse di una notifica poco interessante, come accade nella gran parte dei casi. E invece si trattava del commento al mio ultimo articolo, da parte di una persona alla quale sono molto legata (Cristina).
La totale mancanza di aspettative, riguardo a tutto ciò che sto creando attraverso questo spazio libero, che è il presupposto per l’abbandono completo, per l’affidarsi, ha reso questa sorpresa davvero speciale.
Mi spiego meglio: non si tratta di vivere senza avere degli obiettivi, si tratta di seminare, di curare la terra anche quando non si vede ancora nulla e di assecondare i tempi del processo, con una fiducia che rischiara il cammino anche nel buio più totale.
Leggere il commento di Cristina, e la ricorrente puntualità del suo sentire e delle sue parole, mi ha ricordato quanto è importante per me continuare a comunicare tramite questo mezzo. Non importa se il blog è morto, come ho letto di recente in un romanzo meraviglioso, conta solo ciò che mi fa bene.

Prima di proseguire nel mio racconto, apro una breve parentesi su questo romanzo, acquistato alla Feltrinelli di Porta Nuova che, come ormai saprai, è per me luogo di eccellenza in materia di libri (e non solo!). A parte, infatti, qualche caso isolato di mancanza totale di attitudine ad avere a che fare con il pubblico, vi trovo sempre gentilezza e disponibilità. Si può dire che ormai io sia di casa!
In epoca recente, questa meravigliosa casa editrice (Blackie edizioni), donava, con l’acquisto di due libri, uno zainetto (niente di che, a dire il vero). Ne ho approfittato per immergermi in questo nuovo mondo e devo dire che i quattro romanzi che ho letto erano davvero interessanti!



Li ho adorati tutti e quattro, ma forse il mio preferito è proprio il primo, nonostante la becera e sconfortante affermazione sul blog, che io ho partorito, peraltro, come spesso mi accade, dopo una gestazione interminabile! Sarà perchè nella protagonista mi ci identifico completamente, con il suo sguardo disincantato e anticonformista, a tratti anche decisamente cinico.
Riprendo a scrivere a distanza di giorni. Ormai, non riesco più a dedicarmi interamente a questo. La mente e il corpo vagano tra mille esperienze e cose da fare (e anche una discreta quantità di contrattempi e rotture di palle), in un turbinio che a volte mi fa sentire stordita come dopo aver fatto uno dei cinque tibetani. Non importa, va così. Parola chiave: indulgenza.
Se mi consenti di cambiare totalmente registro, ti voglio finalmente raccontare della mia recente scoperta enogastronomica.
Verso metà agosto, in piena canicola estiva, convinta di avere le allucinazioni (e invece no!), ho scorto un profilo Instagram interessante, in una delle mie rarissime incursioni in quel mondo diabolico. Ho trovato a Torino un luogo che si chiama Coucou! Ora, comprenderai come la mia anima francese abbia sussultato in quell’istante (se hai guardato attentamente il mio spazio, ti sarai accorto che è esattamente la parola iniziale della mia presentazione!).
La loro pagina è davvero accattivante e ha decisamente destato la mia attenzione. Ho scoperto poi essere curata da Stefano, ma ci torneremo.
Mi sono, quindi, ripromessa di andarci e così ho fatto (probabilmente sul finire dell’estate, quando riprendo la mia piena funzionalità). Ho scoperto un luogo delizioso, in cui si respira un’aria, non solo sfacciatamente e meravigliosamente francese (oh là, là!), ma anche intrisa di passione e di cura del cliente.


Ho assaggiato dei piattini deliziosi, che loro hanno inserito in menù con una dicitura adorabile (“à grignoter“), e bevuto un sidro eccezionale (il primo di una lunga serie che Martina, e poi arriverò alle presentazioni ufficiali, mi ha proposto!) di Ecletik.


Insomma, una goduria!
Per il momento mi fermo qui perchè scelgo di dosare le parole, donandomi e donandoti il giusto tempo per assaporarle.
Proseguirò con il racconto di questa strabiliante avventura che mi sta aprendo a nuove connessioni e mi sta donando tante emozioni.
Con Amor,
FF