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Essere sensibili

Oggi è la festa del papà. Non sono particolarmente devota alle feste comandate, preferisco celebrare le persone, attraverso cura e doni, lasciandomi guidare dalla mia spiccata autenticità.

Tuttavia, mio papà ha avuto, nella sua pur breve esistenza, un ruolo fondamentale nel mio percorso. Ho in comune con lui, infatti, diversi tratti della personalità, tra cui spicca sicuramente la sensibilità, e l’aver avuto la possibilità in questa vita di esplorare certi aspetti, grazie a ciò che lui mi ha trasmesso, è per me fonte di grande orgoglio e mi fa sentire infinitamente grata. Per questo motivo, e per molti altri, dedico queste righe a lui oggi, contravvenendo al mio impertinente e diffuso anticonformismo.

Essere sensibili vuol dire per me molte cose. Ti faccio l’esempio più recente: stamane mi sono svegliata intorno alle 5. Il mattino ha l’oro in bocca, si suole dire, ma io in bocca avevo più che altro il sapore dei miei ripetuti aperitivi serali e devo ammettere che non è una bella sensazione. Ma, al di là di questi effetti spiacevoli rispetto ai quali sono intenzionata più che mai ad adottare soluzioni salutari, svegliarsi presto è una manna dal cielo.

Tutto intorno vibra a una frequenza di magia. Gli uccellini, per esempio. Stamane intonavano canti celestiali. Ho la fortuna di abitare di fianco a un piccolo parco e di poter beneficiare degli effetti di uno spicchio di natura.

Ed ecco che, al risveglio, ho deciso di non soffermarmi sui miei soliti mille pensieri ma di stare in ascolto e in osservazione di ciò che mi circondava. Poi, ho preso il mio tappetino e il mio cuscino da meditazione e mi sono dedicata dieci minuti di cura.

Non ho fatto nulla di straordinario, sebbene in giro per il web ci siano guru seguiti da milioni di persone che fanno cose analoghe e vengono venerati (mah!), ma l’ho fatto con un trasporto e un’energia che solo le persone molto sensibili come me possono scorgere.

Una delle frasi del mio progetto, che è ancora in alto mare ed io non so più cosa fare (se non sperare!), recita: “la sensibilità non è fragilità, è ricchezza“. E’ proprio così, e non smetterò mai di ripeterlo, è un dono.

Potrei citare altri mille esempi della mia sensibilità e magari lo farò anche, ma soprattutto quello che mi preme dire è che chi è molto sensibile vive tutto in modo amplificato e deve imparare a radicarsi. Mi piace molto l’immagine, per rimanere in tema di natura, dell’albero che ha radici salde e rami che oscillano al vento.

Quando si è radicati, ci si può concedere di vivere appieno le emozioni, nella consapevolezza che non si perderà l’equilibrio.

Che meraviglia. Che gioia.

Con Amor,
FF

2 risposte

    1. Grazie, sorella! Grazie per il messaggio di forza, libertà e speranza che porti nella mia vita con il tuo strabiliante e contagioso sorriso. Grazie per aver letto queste mie parole. Ti voglio bene.

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