Con la pace ritrovata, il mio primo impulso è quello di condividere una parte della bellezza che anima le mie giornate. E’ incredibile come suoni così facile farlo in certi momenti, mentre al contrario in altri tutto ci appaia così faticoso e insensato.
Quello che posso dire, in base alla mia esperienza, è che la chiave è attraversare ciò che viviamo con la massima fluidità. Lasciarsi plasmare dalla vita, un pò come il vaso nelle mani di Demi Moore nella celebre scena del film “Ghost“. Mi piace questa metafora. Brava, Farfallina!
Opporre resistenza a ciò che viviamo, cercare di ottenere ciò che non è “nostro” in un dato momento, o magari non lo sarà mai, ci fa perdere di vista la bellezza di ciò che ci circonda e, come mi ha detto una persona che sto conoscendo lentamente e della quale scopro sempre nuovi talenti, ci fa sprecare un sacco di energie.
Bene, ma stamane non era mia intenzione partire con i soliti pipponi. Anche se…tutti mi chiedono se sono un’insegnante. All’inizio, pensavo fossero gli occhiali da prof. ma poi ho compreso che è qualcosa nel mio modo di parlare, di condividere esperienze.
E così ho realizzato che prof. nelle scuole non potrei esserlo data la mia insofferenza a ciò che è troppo strutturato, ma insegnante di vita posso esserlo. Con la massima umiltà e con l’apertura di cuore all’ascolto e al rispetto dell’altro, posso esserlo eccome.
Faccio una breve digressione perchè la parola chiave utilizzata all’inizio della pagina mi ha fatto venire in mente che stamane, nella mia quotidiana consultazione degli oracoli, è uscita, tra le altre, la carte Chiave.


Il messaggio è sostanzialmente è che siamo padroni della nostra vita, solo noi.
Tornando al racconto della mia mezza giornata, come prima cosa ho appunto consultato gli oracoli. In genere, affianco alla consultazione la recitazione di uno o più mantra con il mio mala artigianale, che è un pò la mia copertina di Linus. Se giri per Torino, mi vedrai spesso o con la baguette sotto l’ascella (rigorosamente non depilata come usano alcune fanciulle – stile fuck the patriarchy! – non è vero ma le ammiro per la chiarezza di intenti) o con il mala tra le mani a recitare, normalmente, l’Ho’oponopono.
Quest’ultimo, per chi non lo sa, è un’antica e potente pratica hawaiana “per la riconciliazione, il perdono interiore (inteso come trasmutazione energetica), la cancellazione di memorie e pensieri negativi e la risoluzione dei conflitti…” (cit. Wikipedia).
Quando sono molto inquieta o sento che certi passaggi di vita sono ostici, estraggo il mio mala dal suo sacchettino e inizio i miei giri di 108 “mi dispiace, perdonami, grazie, ti amo”.

L’effetto di pace e di carezza al cuore è immediato. Senti che sei parte di un qualcosa di molto più grande di te…
Che dire…volevo raccontarti cose più frivole della mia domenica serena, ma è più forte di me: le coté professeur prende il sopravvento!
Che dici, ci riprovo domani? Ora devo proprio svolazzare via.
Con amor,
FF