Voglio dedicare questa pagina del mio diario a Michela, un’anima speciale e per me molto preziosa.
In realtà, il mio grazie dovrebbe andare a molte persone che popolano il mio mondo e che negli ultimi tempi mi hanno ascoltata, sostenuta e alleggerita di tutto il carico che a volte sento dentro.
Ma, poiché mi sto concentrando sul momento presente, sfida molto ardua per me, come per molti di noi, credo, il mio ringraziamento va a lei che, per ultima, mi ha donato un raggio di luce. Non uno di quelli accecanti che ti fanno chiudere infastidito gli occhi (che peraltro continuano a essere il mio punto debole), ma uno di quei raggi di sole che si infiltrano nella camera da letto al mattino in un giorno di relax. Ho reso l’idea?
Oggi sono passata a salutarla in negozio (Rima Belle arti) e la nostra conversazione ricca e intensa mi ha rigenerata. Quando trovi sul tuo cammino persone come lei, non puoi che esprimere gratitudine alla Vita che ti ha fatto un tale dono, all’altro per averti fatto entrare nel suo mondo e a te stesso per tutto il lavoro che costantemente fai per imparare ed evolvere.
Se penso alle persone di cui mi circondavo in passato e penso a lei, mi salta subito all’occhio tutta la strada fatta.
La scorsa notte è stata dura. Mi sono svegliata più volte e verso le due e trenta ho scoperto di avere di nuovo gli occhi gonfi. So che non è nulla di grave, ma per me lo è. Gli occhi sono da sempre il mio modo di esprimere tutto il mio patrimonio emotivo e vederli provati mi rende triste. Ho pianto. Tanto.
E poi, come mi faceva notare Michela, ho ascoltato quella mia incredibile e potente saggezza interiore che mi ha portato non solo a ridimensionare ma anche a cercare delle soluzioni per il subbuglio emotivo che da qualche tempo mi attanaglia.
Mi sono quindi alzata e ho cominciato a fare di tutto in casa, un pò di Harry Styles in sottofondo e via. Mi ha fatto pensare all’amica Martina di CouCou, che sempre di più sta diventando una presenza importante nella mia vita. Lei, infatti, spesso mi racconta di arrivare a casa molto tardi, di non riuscire ad addormentarsi per via dell’adrenalina accumulata durante la serata e di mettersi a fare cose in casa.
Mi sono detta di andare avanti fino al punto di esaurire le energie e così ho fatto. Nel farlo, ho sentito il mio corpo che si rilassava, il mio spirito che acquisiva consapevolezza di dinamiche che lo stavano avvelenando e la mia mente che, piano piano, mollava.
Sono tornata a letto, felice e liberata. Mi sono rannicchiata in posizione fetale e mi sono detta: “piccola Dani, non temere: è tutto a posto. Ti amo e ho cura di Te.” Che emozione anche adesso mentre scrivo.
Essere profondamente emotivi è un dono. Un dono impegnativo fino a che non capisci come non farti travolgere da ciò che senti, ma è pur sempre un dono. E io intendo onorarlo fino alla fine dei miei giorni.
Grazie, Michela, per aver ascoltato i miei racconti, le mie riflessioni, per aver asciugato metaforicamente le mie lacrime. Hai sancito, con le tue argute ed empatiche osservazioni, il mio ritorno a casa.
Con Amor,
FF